martedì 3 marzo 2015

Udupi


Dopo due giorni dall'arrivo mi chiedono se voglio andare nella città più vicina, Udupi. Che domanda, non vedo l'ora di cambiare la tranquillità dei campi con il fervore della città. Una delle ragioni per  cui amo visitare l'Oriente è per la vita che trovi nelle strade multicolori, piene di gente che con le loro tradizioni riempono di gioia, allegria e serenità. Sono le cinque del pomeriggio e faccio in tempo a vedere il panorama lungo la strada verso la cita. Lasciamo alle spalle la campagna con i suoi ritmi simili a quelli della natura e ci addentriamo nel traffico che porta in centro. Non vedo alcun segno di stop o divieto o passaggio pedonale. Le macchine spuntano dappertutto, in mezzo gente a piedi, sembra un caos divertente perché non vedo nessuno alterato, tutti fanno del loro meglio e stanno attenti a non farsi o fare del male. La dottoressa mi chiede se sono spaventata, la mia faccia divertita le da la risposta!
Arriviamo in città con l'imbrunire  e ci addentriamo nei vicoli e in stradine piccole e piene di negozietti, il tipico Bazar dell'Oriente. Non compriamo nulla, siamo solo di passaggio verso la parte vecchia dove mi aspetta una grande sorpresa.



Le strade si allargano e arriviamo nella zona dei negozi più grandi, segno che il bazar l'abbiamo lasciato alle spalle. 
I colori mi rubano la vista, tutto è cosi vivo! Entriamo in un negozio, la dottoressa cerca qualcosa, e io approfitto per perdermi tra gli scaffali. C'è di tutto, come riescano loro a riempire gli spazi non lo so, tutto stracolmo di oggetti, il nostro modo di essere si può sentire un pò infastidito a cercare tra le montagne di roba, in effetti perdo l'interesse e decido di aspettare fuori sulle scale dove mi imbatto in contenitori pieni di polvere colorata.



 
Non capisco l'uso di tali colori troppo vivaci per noi ma pazienza perchè, prima o poi,  la risposta arriverà da sola. In India se non hai pazienza meglio non andarci, tutto si muove intorno a questa parola con significati molto diversi di come noi la viviamo. Loro non hanno fretta, ansia e nervosismo nel fare le cose, tutto si svolge in modo sereno e la pazienza regna su tutto e  tutti. I nostri ritmi e le nostre pretese li fanno sorridere, non se la prendono con facilità. Provo a pensare alla serenità di animo che uno deve avere dentro per essere come loro e li invidio.

Lasciamo il negozio e procediamo verso il centro. La dottoressa mi ricorda la grande festa che ci sarà tra poco nel centro dove sono ospite e che meglio avere un sari, l'abito tradizionale delle donne. E così fu che mi trovai in un grande negozio di stoffe. Per la mia sorpresa i colori dei sari sono meno forti, simili ai colori che  noi usiamo per le mezze stagioni. Ne scelgo uno con arancio e fuxia non molto intensi ma mi dicono che per la mia pelle ce ne vuole uno diverso. E così mi portano il pezzo di stoffa giusto, verde cangiante  di azzuro, bruciato e senape. Bello, mi piace. 
Qua tutti opinano su  tutto, come una  grande famiglia dove  le decisioni, piccole o grandi che sìano, sono prese insieme. Noi questo senso di comunità non ce l'abbiamo più, anzi  sentiamo fastidio se ci arriva l'idea diversa dalla nostra. 

Arriviamo in centro, vedo edifici antichi, tutto disposto a cerchio intorno al grande Tempio. Mi spiegano che sono le scuole sotto la gestione del Tempio che si occupa della scolarizzazione dei giovani. Ricevo tante spiegazioni ma sono ancora sotto l'effetto inebriante dell'atmosfera che si respira e mi perdo gran parte dei dettagli su questi affascinanti edifici. Mi rimane impresso che il Tempio si occupa di sfamare tutti coloro che vogliano o necessitano un pranzo. 
In effetti non avevo visto mendicanti o gente persa nella miseria sulle strade come nel primo viaggio al Nord. In questa parte dell'India la gente si sostiene e applica l'amore verso il prossimo, da quello che vedo e capisco per adesso.


Procediamo  girando in torno al centro, il Tempio rimane indietro, sento del frastuono. Giro la testa e mi sembra di essere stata transportata  in un documentario sulle tradizioni dei paesi remoti che guardiamo la domenica pomeriggio sdraiati sul divano.
Non capisco, rumore e fuoco e moltissima gente arriva dalle nostre spalle, ci affianchiamo ai negozzi per far passare la folla, una processione il cui significato per adesso non colgo. 


Ma il forte sta per arrivare, le grida della gente fanno strada a Lei, l'elefantessa del Tempio. Mi dicono di eliminare il flash perché la vecchia signora ha un brutto rapporto con le foto. Rido e obbedisco, e questo é il risultato...


E un animale stupendo, ogni volta che vedo un elefante il cuore mi si riempe di gioia e amore. La loro energia è oltre la nostra comprensione. Avrò modo di viverla in modo ravvicinato e confermerà in pieno l'affermazione sopra. 

Continua la processione con riti i cui significati non riesco cogliere. Mi dicono che si tratta di un Puja privato, un atto di adorazione a una divinità particolare prescelta da chi fa questa cerimonia. In questo caso è una persona privata che con il suo denaro sostiene le spese dei bramini (per noi simili ai sacerdoti) partecipanti e tutte le offerte in cibo, denaro e abiti che saranno fatti alla fine della ceremonia. In India, scoprirò in seguito, ci sono vari tipi di Puja, si fanno per onorare, ringraziare o chiedere protezione alle divinità e concludono sempre con l'offerta del Prasad, cibo benedetto e purificato che va offerto a tutti i partecipanti ed invitati. Sento una grande allegria in tutti i partecipanti, il loro entusiasmo mi accompagnarà durante tutta la mia permanenza in questo posto.


A un certo punto dalla ceremonia vedo tutti che corrono verso un bramino che porta la...luce! Passi la mano sopra la fiamma  e poi sopra la tua testa, lo faccio come se fossi parte dalla mia cultura, tutti insieme a prendere luce! Ricordo adesso che nella religione ortodossa, nella cerimonia di Pasqua, siamo tutti invitati a prendere la Luce! Quanto distanti e quanto vicini sono i popoli...



Piano piano arrivano i fuochi (una sorta di tric trac Napoletano), impossibili da immortalare per la nebbia di fumo in cui ci troviamo tutti coinvolti. Il corteo prosegue intorno alla piazza e noi finiamo il nostro giro ammirando i vari edifici, piccoli negozi e sopratutto la gente che mantiene viva la città.



So che farò fatica ad addormentarmi, le emozioni forti hanno questo effetto su di me, continuerò a pensare a tutto quello che ho vissuto in questa unica serata. Spero di aver reso viva una piccola parte della bellezza di questo evento.