domenica 29 gennaio 2017

A presto Kerala

Laboratorio Ayurveda
 Ultimo giorno, tra i pescatori! Mi mancherà molto Kerala. Di tutte le zone visitate fino adesso Kerala è stata una scoperta che mi ha riempito l'anima, sento di tornare ricca di energia e vitalità. Almeno una volta nella vita vale la pena vederla. Personalmente spero di tornare presto accompagnando a chi desidera scoprirla. Al rientro pubblicherò date ed itinerari per possibili viaggi. Namasté
Laboratorio Ayurveda


martedì 24 gennaio 2017

Bhagavathi

Laboratorio Ayurveda
L'avventura continua, questa volta siamo in pieno giorno e dalle foto si può capire l'intensità del momento.
Siamo arrivati al limite della giungla in mezzo alle risaie fuori da Bathery per assistere a un rituale volto ad invocare una divinità femminile molto potente. Arriviamo e subito sono presa da un signore che mi accompagna facendomi passare in rassegna i posti salienti: la zona del tempio dove vedo la figura della Dea da invocare, la zona dove si dà il Prasad (l'offerta di cibo) ai partecipanti, e la grande piazza centrale dove si terranno i festeggiamenti.
Appena riesco ritorno al mio gruppo in mezzo a sguardi di centinaia di persone, non è così comune per loro vedere occidentali da queste parti. Se non arrivi come ospite di una nativo è difficile accedere a questi rituali e festeggiamenti.
Non passano neanche cinque minuti che vengo presa da un Swami molto chiacchierone ed interessato a spiegarmi come si svolge la festa, con poche parole in un inglese solo abbozzato e con tanti gesti...
Mi porta a pregare intorno al piccolo tempio in alto sulla collina, poi mi spinge in avanti per ricevere il riso che si offre ai partecipanti, riso che ha significato di passaggio di energia dalla divinità invocata, attraverso la figura in trance, verso tutti i presenti. 
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Vivo momenti ed emozioni forti, e sento del rispetto (e forse anche un po' di paura) verso queste figure così potenti, sarà per i costumi che indossano per l'occasione, per il fatto che si muovono seguendo ritmi pazzeschi, tanto da dover essere tenuti da due uomini quando il flusso di energia che ricevono diventa troppo forte.
Il procedimento è sempre quello spiegato nel post precedente, 41 giorni di preparazione, per arrivare a uno stato dove la tua mente viene sostituita dall'energia della divinità invocata.
Tra la folla incappo proprio nella moglie di uno degli uomini "in trance" e mi pare molto tranquilla e rilassata, mentre io mi rendo conto che comincio ad essere un po' preoccupata per l'uomo che da ore balla e grida con gli occhi sempre fissi e lo sguardo che sembra passarti da parte a parte.
Mi spiegano che loro dopo la funzione non ricordano nulla e che riprendono la loro vita come se niente fosse.
Guardo attentamente i costumi e la maschera facciale che il viso acquista con il trucco ed i supporti che sostengono le guance. Hanno qualcosa di selvatico che solo le tribù hanno saputo proteggere e tramandare per miglia di anni. E mi viene la domanda; "se qua arriva in qualche modo la globalizzazione che ha trasformato l'Occidente come si manterrà tutto questo?"
Per il bene di tutti noi (e anche loro) mi auguro che questo non succeda mai.
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Vedendo loro capisco che più ci si allontana dalla nostra vera natura travolti da impegni e lavoro, informazioni e stimoli inutili, necessità molte volte neanche vere, più saremo disconnessi e infelici pur avendo tutto il comfort del mondo.
Osservo molto come si relazionano tra loro, sereni, tranquilli con il massimo rispetto l'uno per l'altro e ho quasi paura a tornare al nostro traffico e prendermi o dire delle parolacce perché non sempre le cose vanno come pretendiamo.
Il nervosismo e la fretta che respiro e vivo a casa mi spaventa, so dall'esperienza che per un po' di tempo riuscirò a mantenere la serenità che l'India mi dà; dopodiché o ripartirò di nuovo o praticherò le discipline che ho imparato qua giorno per giorno per mantenere quello che ho raggiunto tornando indietro nel tempo in questo viaggio: il contatto con me stessa.

lunedì 23 gennaio 2017

Kattunayakar- I Re della giungla



Laboratorio Ayurveda
Il viaggio continua.
Mi trovo seduta sul sellino posteriore di un motorino, senza casco, perché mi dicono che in India l'uso del casco è obbligatorio per chi guida soltanto ...insolita legge ma prendiamola per quello che offre, la velocità massima raggiungibile in moto è di circa 25 km/h e le distanze sono sempre piuttosto approssimative perché queste strade non hanno nessuna segnalazione, luci o qualche altra indicazione: si viaggia portati da conoscenza ed esperienza.
L'obbiettivo della mia escursione è la tribù dei Kattunayakan dove potrò assistere (e partecipare) alla loro festa nel pieno della notte, nella giungla del Kerala.
Mi spiegano che secondo il loro calendario questo rito viene eseguito per chiedere a Madre Natura, con la quale vivono in stretta connessione, come devono comportarsi per avere tutto il necessario per lo svolgimento della loro vita: date di semina, raccolti, consigli e conoscenza su come poter sfruttare i doni della natura, mantenendo nei suoi confronti il più totale rispetto e la consapevolezza di esserne figli ed ospiti.
I Kattunayakan sono una delle tribù più antiche dell'India. Sono cacciatori e raccoglitori, e vivono raccogliendo i frutti e il miele nella giungla.
I lori riti hanno origini antiche di migliaia di anni, e con l'avanzare del tempo e della civiltà moderna i loro territori si sono ridotti, anche se il governo si sforza di proteggerli.
Spesso si sono visti costretti a cercare lavoro fuori e non godono di molta ricchezza.
Sono molto conosciuti per la loro conoscenza della medicina naturale, e per i riti che accompagnano con tamburi e balli.
Arriviamo congelati, fa freddo in queste notti di gennaio, ma l'atmosfera a ritmo di tamburo e fuochi accesi dappertutto ci scalda corpo e anima.
Intorno ad un albero secolare c'è molta attività, un altare pieno di luci, uomini a dorso nudo che battono sui tamburi, sacerdoti che conducono la funzione e molta gente della tribù stessa a partecipare. 
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Non capisco molto quello che sta succedendo, una strana figura vestita di rosso e col viso dipinto di terra balla stranamente. La gente lo segue, i tamburi vanno secondo la forza del suo ballo e io non capisco come può andare avanti in questa danza estenuante per ore. Si sposta e tutti lo seguono; ovunque vada il fuoco viene acceso da ragazzi che maneggiano pezzi di alberi e foglie con molta abilità. Le fiamme sono altissime e capisco che mi devo guardare in giro per proteggermi perché lo scenario prende zone diverse senza una apparente organizzazione, o per lo meno a me così pare.
Gente che si occupa di far scoppiare i botti, mi spostano fisicamente e mi intontiscono, tamburi che fanno tremare la giungla e la figura rossa che comincia gridare e parlare. Mi traducono che rimprovera chi ha tagliato alberi senza seminarne altri al loro posto, ma ovviamente non capisco molto...
L'onda di persone si sposta avanti e indietro, e noi camminiamo tra le braci disseminate sul terreno.
Dopo quasi due ore di balli e grida arrivo a capire un po' lo scenario.
La figura vestita di rosso rappresenta Madre Natura, l'uomo che la interpreta ha affrontato una preparazione di 41 giorni di esercizi di respirazione tramandati da miglia di anni, massaggi, controllo dell'alimentazione e meditazione; il tutto per essere preparato ad entrare in trance, in un'estasi medianica.
Una volta dentro il rito, nel suo pieno svolgimento, la sua mente smette di essere presente e si collega con livelli di Coscienza superiori connessi all'intelligenza universale e fa da medium, lui è il tramite che permette alla tribù di ottenere le risposte che tutti loro aspettano da Madre Natura.
E' sbalorditivo  assistere a questa danza antica di chissà quanti anni, in un mondo non molto distante fisicamente della tecnologia che ha sostituito  le nostre tradizioni ed istinti.
Quello che intendo dire è che gli uomini di questa tribù invece di procurarsi un cellulare (che peraltro hanno molto spesso nelle loro abitazioni) e chiedere a Google il tempo della semina, usano la tradizione e la forza della natura per capire come vivere al meglio per se e per i loro figli, rimanendo connessi completamente con se stessi, con le tradizioni tramandate dagli antenati e con la Natura che li circonda. 
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Sicuramente avrò modo di assistere ad altri riti di tribù diverse, di capire quanto siano radicati questi riti, quanto siano profonde le tradizioni millenarie che guidano le vite di questa gente, e quanto sia profonda la loro conoscenza delle leggi della natura.

sabato 14 gennaio 2017

Tribù e costumi

Wayanad, terra di nere tribù antiche che vivono immerse nella giungla tropicale, è una delle zone più belle dell'India. La giungla fa parte della vita, le tribù antiche e quelle più moderne vivono tutte sommerse nel mare verde di alberi da cocco, caffè, banane, papaya, jack fruit, alberi ti tek, mogano e tante varietà di piante e fiori tropicali ma sopratutto tutti tipi di spezie. 
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È una terra ricca dove tutti hanno una casa, lavoro e istruzione. Anche nelle zone rurali si respira benessere e ricchezza. Spuntano case e ville dai tutti gli angoli della giungla, in una perfetta armonia di colori e suoni. I rumori della giungla si mescolano con quelli delle tribù, tamburi, canti e rumori specifici della vita stessa. In India l'intimità è cosa rara, la vita si svolge lungo le strade, nei cortili delle case, al fiume o al lago  dove si lavano i vestiti, nei templi sparsi ovunque. Le case (quasi tutte) hanno le porte aperte, il clima lo permette, e passando puoi guardare dentro e capire come ci vivono. La gente in questa zona è scura, alcuni hanno tratti somatici così antichi che ti chiedi cosa ci fanno in giro, perché ti danno la sensazione che dovrebbero stare sul muro di qualche museo. 
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La maggior parte sorridono e salutano, ti fanno sentire tranquilla e comoda perché in questa zona, Vazhavatta, di turisti occidentali ne ho visti  ben pochi, anzi solo noi quelli della casa al lago. 
Alcuni, i più anziani, non fanno alcun cenno e ho la sensazione che non riescano ancora a capire se gli diamo o no fastidio col nostro curiosare nella loro vita. Qua non sento parlare delle caste, solo di tribù! Sono comunità  antiche e fanno fatica a mescolarsi tra di loro, i matrimoni di solito avvengono tra i membri della stessa tribù. Non sono matrimoni combinati, i ragazzi più tradizionali si trovano ai festeggiamenti nei templi, quelli più moderni hanno accesso alla rete e si trovano attraverso pagine apposta per gli incontri a scopo matrimoniale. Si piacciono, si scrivono, si trovano e decidono se e quando sposarsi. Sono pazienti e aspettano il primo bacio nel giorno del matrimonio. Lo fanno per cultura e tradizione e non pare sia un peso per loro. Per noi pare impossibile visto che anche la maggior parte di loro hanno accesso alla televisione ed internet. La differenza sta che i nostri ragazzi hanno centinaia di contatti, mentre loro appena arrivano a qualche decina e non sono così veloci ad accettare amicizie fuori dalla loro comunità.
 
Poi ci sono le tribù che vivono ancora nella giungla profonda, senza accesso alla civiltà moderna, senza cellulare e comodità. Vivono ancora seguendo le regole che la stessa giungla impone, lontani dai villaggi moderni. Si alimentano di frutta e miele e sono totalmente 
indipendenti. Conoscono la medicina antica delle erbe, tramandano riti e spiritualità che pensavo di poter trovare solo nei libri. Mi dicono che sono pochi ma ci sono e hanno maestri spirituali che sono collegati con livelli di saggezza e consapevolezza che noi comuni mortali non immaginiamo neanche. Ogni tanto scelgono una persona, di solito maschio, in tenera età dai villaggi per essere istruiti e poter portare avanti la loro immensa conoscenza. Questo mondo, che sembra stare a metà tra irreale è reale, del quale ho letto qualche libro,  rappresenta un forte stimolo per la mia naturale curiosità e nello stesso tempo mi impone grande rispetto. Mi parlano di un maestro che vive in una grotta a tre ore a piedi da dove mi trovo, che neanche chi lo ha visto sa s'é umano o solo spirito. Solo pochi hanno avuto l'opportunità di incontrarlo e Shajeer la nostra guida è uno di loro. Si può pensare che siano storie per attirare ed ammaliare i turisti, vi assicuro che non è così. Ma di questo vi racconterò in un altro post.

domenica 8 gennaio 2017

Ayyappa

Laboratorio Ayurveda
Sveglia alle 3.00 del mattino per andare ad assistere al rituale "camminata sulle brace".
Dalla stanza, che da verso la giungla, sento tamburi e canti in lontananza. Una sensazione di selvaggio mi inonda il corpo, è difficile da spiegare. Tra i suoni della giungla e i rumori dei riti, che da quando sono arrivata continuo sentire, mi pare di vivere sommersa in un passato non del tutto sconosciuto.
Ci mettiamo in macchina alle 4 del mattino, io e i miei compagni di esperienza che ho appena conosciuto. Siamo 4 con Shajeer il nostro ospite e guida della giungla. Shajeer è nativo da questa giungla, parla abbastanza bene l'Italiano ed è un anima allegra ed aperta che unisce alla perfezione la cultura indiana a quella occidentale. Istruito da maestri della giungla porta avanti la filosofia tribale che noi conosciamo sotto i Principi Ayurvedici.
Dopo circa 20 minuti arriviamo al tempio dove il rituale è in pieno suo svolgimento. Il suono di tamburi e canti mi conferma che era quello che sentivo dalla mia finestra. Vediamo gente che non partecipa ai riti ma è presente, anche se magari dormiente. Come accade in questi casi vengono famiglie intere a volte da lontano per assistere a questi riti, una sorta di purificazione spirituale attraverso un lungo viaggio e la successiva presenza
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In mezzo ci sono uomini che suonano i tamburi e altri che ballano in una sorta di trance preparatoria per la svolta finale, la camminata sulle braci ardenti.
I ritmi forti e selvaggi fanno vibrare tutto il nostro corpo. Siamo gli unici stranieri ad assistere e avanziamo con rispetto, senza accendere le nostre macchine fotografiche, per capire se e quanto la nostra presenza sia realmente benaccetta tra i partecipanti e spettatori. Ci guardano ci sorridono e pare che anche i nostri cellulari non diano fastidio. Siamo lontani dai giri turistici nella giungla Keralayana è noto che tutti, o quasi tutti, i giovani hanno il cellulare ...e questo mi conferma che la creatività umana non può essere fermata o negata. 
Dopo un tempo sorridono, ci offrono una sedia e cominciamo a chiacchierare a suon di tamburo. Sono allegri, curiosi e gentili. Ci fanno vedere foto della loro famiglia e noi scambiamo. Anche qua si meravigliano che non ho figli, come se per loro vivere senza figli non potrebbe essere fattibile. Mi passa un attimo di nostalgia nel cuore ma poi sento solo gratitudine a quello che la vita mi offre, la libertà di scoprire una piccola parte del nostro mondo.

Dopo varie preparazioni di chi sarà coinvolto nella danza tribale, oleazioni, massaggi e cure che vengono date dai maestri, ci spostiamo tutti per assistere alla vera parte forte della notte, ho capito che questo rituale è durato tutta la notte come conclusione di 41 giorni di riti di purificazione di coloro che vi partecipano in modo attivo. Se camminando sulle braci non si bruceranno i piedi vorrà dire che corpo, anima e spirito sono stati purificati totalmente. 
I primi a passare e saltare sul fuoco ancora rovente sono i tre partecipanti alle danze fino all'estasi. Poi partono a spartire brace e cenere diminuendone l'intensità del fuoco uomini vestiti tutti di nero che anche loro, ho capito ulteriormente, sono stati sottoposti alla purificazione. Poi passano tutti quelli che se la sentono, ormai le braci sono quasi spartite e molto fumanti, e pare che nessuno soffra o ne sia uscito ferito.
Ce ne andiamo in silenzio sbalorditi ma contenti di essere stati partecipi e ben accetti

martedì 3 gennaio 2017

Kerala

Laboratorio Ayurveda
Eccomi di nuovo in giro per la mia amata India. Dopo un viaggio di 24 ore che invece di stancarmi mi hanno reso carica e serena, sono arrivata in Kerala e voglio rendervi partecipi dell'emozione che infonde.
 Appena uscita dall'aeroporto ho respirato la vita di qua: gente ovunque, macchine, profumi, colori e una volta in più ho avuto conferma di quanto sia unica ed irripetibile quella sensazione di energia che solo l'India può trasmetterti. Un mondo vivo e pieno dì sorrisi che mi è mancato troppo. Nelle circa quattro ore di strada, dall'aeroporto di Calicut alla destinazione finale, le strade colme di gente, i negozi luccicanti aperti, anche se l'ora era inoltrata nella notte, uno tsunami di  traffico regolato dai cittadini, (mi spiegano che questo è abbastanza normale quando i poliziotti mancano) mi hanno fatto vibrare l'anima e il cuore. Difficile spiegare cosa si sente arrivando in India.
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La casa dove sono ospitata è in mezzo al verde, (non amo le grandi città per i soggiorni lunghi),  situata fuori dalla città di Kalpetta nella regione di  Wayanad nel Kerala, immersa nella vegetazione tropicale a 1200 mt sopra il livello del mare con aria pulita e fresca rende questo posto un paradiso.
È una grande casa, spazi aperti, semplice, signorile, con tutte le comodità che servono senza andare nel superfluo.
La pulizia è al massimo delle aspettative, questa volta nulla candeggina e lavori all'olio di gomito come successo in passato. Mentre scrivo arrivano i profumi della cucina e la mente mi  porta di nuovo a casa dei miei nonni durante le vacanze estive della mia infanzia. Non riesco contenere il magone dell'emozione passata e presente. A questa emozione si aggiunge il suono della foresta tropicale che mi rasserena più di tutte le pratiche che faccio a casa per raggiungere lo stato di calma assoluta.
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E di nuovo sento gratitudine alla vita, (....e al mio santo marito), per avermi dato di nuovo la possibilità di vivere l'esperienza... e  questa volta per un mese intero!