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giovedì 19 dicembre 2019

Dāthu e alimentazione



Ogni giorno sento più comenti del tipo: “ma cosa centra l’alimentazione con il mio bruciore agli occhi?” O del tipo: “vuoi dire che se mangio male e in fretta i miei pensieri sono negativi? Com’è possibile?”
Proverò a dare una spiegazione semplice ma altrettanto completa del fatto che noi siamo quello che mangiamo, o per meglio dire: i nostri tessuti si formano in base alle sostanze nutritive che ingeriamo e trasformiamo all’interno del nostro tratto digestivo.
Ho trovato sempre affascinante la visione degli antichi Veda e il nesso con la ricerca scientifica delle loro affermazioni.
Può essere una lettura assai complicata per chi non ha conoscenze ayurvediche o biochimiche. Vi assicuro che, una volta arrivati alla fine, almeno il principio trasformante rimane chiaro e di conseguenza anche la consapevolezza cambia.
Quando cominciai a studiare la medicina āyurveda mi resi conto di quanto poco sapessi di me stessa. Non ero consapevole (ecco la parola giusta) di chi ero oltre all’involucro chiamato corpo e al nome sulla carta di identità. Ero consapevole delle mie convinzioni, le mie idee sulla vita in generale, antipatie, simpatie e tutto il corredo emotivo che mi portavo dietro, ma non sapevo come esso si era formato e come comandava sulle mie decisioni e azioni.
Partiamo dall’inizio, dalla notte dei tempi, dove gli antichi Veda intuirono il nostro meraviglioso  funzionamento fisiologico. La scienza può dire che, senza uno studio di ricerca, non vale nulla quello che i Veda affermarono. Insomma, finalmente alcuni ricercatori cominciano a farsi avanti e e confermare che il collegamento c’è tra la visione ayurvedica e la scienza.
 I Dosha (le energie che ci governano, Vata, Pitta e Kapha)  giocano un ruolo fondamentale nella funzione fisiologica del nostro corpo e mente, e  i Dāthu, che in sanscrito vuol dire strato, tessuto, materia o sostanza (in āyurveda il termine fa riferimento ai saptadāthu), sono i sette tessuti responsabili della struttura del nostro corpo; rasa (plasma), rakta (sangue), māmsa (tessuto muscolare), meda (tessuto adiposo), asthi (tessuto osseo), majjan (tessuto nervoso), śukra (tessuto riproduttivo).
Questi tessuti hanno il compito di sostenere il nostro corpo nelle sue attività fisiologiche e mentali.

Senza dhāthudhārākalā, cioè le membrane responsabili della vita intra e intercellulare, i tessuti non hanno la struttura, il nutrimento e l’energia necessaria. Chi ha qualche nozione di biochimica sa che il ruolo delle membrane è fondamentale per lo scambio di sostanze, molecole, ioni e acqua, dentro e fuori della cellula, per innescamento dei processi complessi che reggono e sostengono la vita dentro al nostro organismo, oltre a dare una struttura e forma allo stesso.

I Veda nominano jāţtharāgni e bhūtāgni, i fuochi digestivi, la scienza li chiama enzimi (catalizzatori delle reazioni chimiche che avvengono nel nostro tratto digestivo), essi trasformano gli alimenti durante il processo di digestione in energia prodotta durante la respirazione cellulare -ciclo di Krebs- nei mitocondri (organelli della cellula produttori di ATP) in sostanze che prelevate dal circolo sanguineo e linfatico arrivano in ogni cellula del nostro corpo per creare e riformare i tessuti a noi necessari; crescita fetale dell’embrione e del bambino, riparazione cellulare in caso di lesioni, rigenerazione cellulare (come sappiamo l’apoptosi è la morte programmata delle cellule e altre devono sostituire quelle arrivate a fine ciclo vitale) e la produzione continua, in età fertile del seme maschile, tutti  gli ovociti sono prodotti nella femmina durante il periodo fetale che vengono poi conservati per poter essere maturati durante il ciclo mestruale nel periodo fertile della donna, e di tessuto riproduttivo femminile.
Questi sette Dhāthu sono, secondo la medicina āyurvedica, in interrelazione dinamica tra di loro, ognuno nasce a cascata dal precedente che si è formato secondo la seguente precisa sequenza; per primo si forma Rasa il plasma, da esso viene creato il Rakta, il sangue che forma il Māmsa, tessuto muscolare che da origine a Meda, tessuto adiposo (muscoli poco formati di conseguenza anche poca adipe), poi il tessuto osseo Asthi che promuove la genesi del Majjian, tessuto nervoso che include anche il midollo osseo, e per ultimo Śukra tessuto riproduttivo.
A ragion di questa logica e sequenza possiamo interpretare che, se il nutrimento è scarso o inquinato anche la qualità del primo tessuto, Rasa sarà bassa e poco soddisfacente per poter sostenere la sintesi di un Rakta (il sangue) altrettanto sano e ricco degli elementi necessari alla formazione del conseguente tessuto.
Come vediamo loro la spiegano, la genesi, come una cooperazione tra energie; dosha e nutrizione per la formazione di tutto quello che noi chiamiamo corpo. A livello biochimico le reazioni che avvengono a livello cellulare necessitano energia e reagenti per poter avviare i processi chimici che sostengono la vita. A questo punto cambia solo il modo di vedere le cose ma la regola della genesi rimane sempre la stessa; introduzione dei nutrimenti necessari e la cellula traduce e trascrive gli aminoacidi perché il corpo umano non è in grado di sintetizzarli tutti senza certi alimenti presenti nella dieta (di 23 aminoacidi 8 essenziali necessari  non siamo capaci sintetizzare e l'arginina impariamo a produrre in adolescenza) da cui si formano le proteine, lipidi, enzimi, ormoni, etc.
Allora perché tanta incredulità nell’immaginario collettivo nel credere che una perdita di capelli non abbia nulla a che vedere con l’alimentazione? Chiaramente c’è il fattore genetico che può far perdere i capelli in giovane età, ma quando questo avviene in età matura, senza che ci sia familiarità, un aumento di Pitta, eccesso di calore, può esserne la causa. Ci sono studi e ricerche che affermano e sostengono che la dieta svolga un ruolo fondamentale nel correggere vari disturbi come depressione, perdita di memoria, stanchezza, etc.
Eccovi qui di seguito uno di questi studi, svolto dieci anni fa in Australia.
Una dieta più sana potrebbe essere di beneficio per le donne che soffrono di depressione e ansia, secondo uno studio australiano. L'equipe della Dr.ssa Felice N. Jacka, della University of Melbourne, Australia, sostiene che i disturbi dell'umore erano più comuni tra le donne, di qualunque età (dai 20 ai 93 anni) che, nel corso dei dieci anni dello studio, consumavano più cibi elaborati, raffinati e ricchi di grassi. "Non esiste una formula magica per una dieta anti-depressione", chiarisce la Dr.ssa Jacka; tuttavia consumare prevalentemente frutta, verdura, cereali integrali, latticini e carne magra, e lasciare che dolci e cibi elaborati siano l'eccezione, e' un valido aiuto non solo per il benessere fisico, ma anche psicologico. L'equipe australiana ha esaminato le diete e lo stato psichico di 1.046 donne rappresentative della popolazione generale australiana. Mentre 925 donne non soffrivano di disturbi dell'umore, 121 avevano ansia e/o depressione, come si legge sull' American Journal of Psychiatry. L'equipe ha cercato di capire come la dieta potesse essere correlata ai disturbi psichiatrici. E' così emerso che la tipica alimentazione occidentale (hamburger, pane bianco, pizza, patatine, bevande al latte aromatizzate, birra, zucchero e dolci) si associava a un aumento di oltre il 50% delle probabilità di soffrire di depressione e ansia. Per contro, la probabilità di andare incontro ad ansia e depressione diminuiva di circa il 30% tra le donne che seguivano la dieta australiana più "tradizionale" (verdure, frutta, manzo, agnello, pesce e cereali integrali).
“Non posso fare a meno dei dolci!” “Se non bevo il caffè tutti i giorni non riesco stare in piedi.”
Altre affermazioni che sento molto spesso. Sempre gli antichi Veda intuirono che il ruolo dell’intestino è fondamentale per la nostra salute e per il nostro benessere.
Regolato dal subdosha Apanavayu il suo funzionamento dipende prevalentemente dal nutrimento. E qua abbiamo gli studi pioneristici del Centro Studi di Probiotica e Nutrizione, condotto da Barbara  Isidoro e dal Dott. Luciano Lozio, https://www.centrostudiprobioticanutrizione.it/, assieme ad un performante staff di specialisti nella materia. Particolarmente il Dott. Lozio si dedica allo studio del microbiota intestinale e del suo ruolo nel ciclo metabolico della cellula. La ricerca è volta a capire come la nostra alimentazione promuova la prevalenza di alcuni ceppi probiotici piuttosto che altri o, viceversa, come la nostra flora batterica creata con le nostre abitudini “ci imponga la lista della spesa”.

 A voi un paragrafo del libro “I Probiotici, principi e uso nella pratica medica” di Dott. Lozio, cap.1.28 pag.47
“Batteri e cibo: quando decidiamo di mangiare, scegliamo dei cibi che ci piacciono, che soddisfano i desideri, gusti e necessità. Analizziamo come nasce la scelta alimentare. Dai vari distretti corporei arrivano segnali di richieste nutrizionali che affluiscono all’ipotalamo, il quale li raccoglie e incarica poi la corteccia superiore di andare nell’archivio degli alimenti disponibili e di scegliere i cibi da cucinare. Un po' come aprire il frigorifero e fare la lista della spesa. I batteri del nostro intestino dialogano costantemente con l’ipotalamo al quale trasmettono le loro esigenze attraverso il sistema nervoso enterico. L’attivazione di determinati recettori del piacere stimola la scelta dei cibi. Esistono batteri che, essendosi evoluti nell’intestino di persone abituate a mangiare tutti i giorni pasta, si sono attrezzati in modo che il soggetto non cambi dieta. Per raggiungere lo scopo, prendono delle frazioni di proteine in cui sia una determinata sequenza di aminoacidi (Try- Gly_Pro-Gly_Pro_Rhe-R) che inizia con un aminoacido particolare (la tirosina) creando così una gluteomorfina o meglio gliomorfina, nel caso del formaggio si ottiene la caseomorfina; queste sostanze provocano dipendenza fisica dall’alimento e attivano i nostri recettori TLR4 dei mastociti amplificando l’infiammazione e la dipendenza. In questo modo i batteri impongono determinate scelte alimentari dando il piacere di assumere cibi sensorialmente appaganti”.
Abbiamo perciò la conferma di quello che gli antichi veda sostenevano, i tessuti Dāthu  si formano da quello che ingeriamo e sono direttamente responsabili del corretto funzionamento dei nostri pensieri e della psiche.

La via del cambiamento è sempre difficile perché mancano l’informazione immediata, il tempo e la forza da dedicare al cambiamento delle abitudini. Le fonti di alimenti sani e salutari sono rare e anche molto costose,  e sicuramente questo costituisce un altro impedimento al cambiamento. Anche le alte temperature di cottura alterano la qualità dei cibi. Come possiamo fare allora? Anzitutto cominciare, svegliando la nostra consapevolezza, a capire e conoscere il nostro corpo e la nostra mente, ascoltandoli e trattandoli come un bene prezioso e non come una discarica che accumula alimenti e non nutrienti.
Volere è potere,  conoscere è un dovere!
Namastè

Ringrazio tutti i miei Maestri che mi hanno aperto le porte all' Ayurveda ed allo Yoga, italiani ed indiani. Specialmente Amadio Bianchi e Gopalakrishnan. Senza i loro insegnamenti ed esempio non sarei arrivata qua. 






mercoledì 21 novembre 2018

L'aglio e le micosi

L’aglio è forse il più noto ed antico trattamento naturale contro le micosi. Possiede infatti potenti proprietà antibatteriche, antimicotiche ed antiparassitarie. Quando si usa l’aglio come rimedio antimicotico, i bulbi possono essere utilizzati appena schiacciati ed applicati sulle zone interessate con un impacco caldo, o in alternativa facendo un infuso di aglio ed olio, ed applicandolo localmente nelle zone colpite, fasciando il tutto con una garza sterile e lasciando agire per almeno una decina di minuti.
L’aglio si utilizza anche per la cura della candida vaginale: può essere utilizzato localmente introducendo uno spicchio in vagina o assunto oralmente se riuscite a sopportarne il sapore, ed è anche un’ottimo alleato contro il colesterolo.
Cure naturali contro i funghi della pelle: I rimedi più utilizzati nella risoluzione di tali infezioni si basano sull’impiego di erbe officinali: melaleuca alternifolia (con cui si produce il tea tree oil): è un potente antimicotico, anche in caso di fungo dell’unghia del piede (estremamente difficile da debellare). Il dosaggio consigliato è di due o tre applicazioni al giorno sui piedi asciutti per 7-10 giorni. Se il prodotto risultasse irritante sulla cute, diluirlo nella stessa quantità di olio vegetale; in caso di reazione allergica, interromperne l’utilizzo;
l’aglio: riesce ad uccidere molti microbi, tra cui anche i funghi della pelle. Si può utilizzare diluito nell’olio e applicato direttamente sulla pelle (rimuovere dopo un’ora). Si utilizza anche come infuso preparato con aglio, olio e 4 chiodi di garofano schiacciati, applicandolo sulla pelle per due o tre volte al giorno (dopo la preparazione, lasciarlo riposare a temperatura ambiente per tre giorni, poi filtrare; va conservato in frigorifero fino ad un massimo di 6 mesi). Per le infezioni più ostinate, può essere anche preso per via orale, da uno a due spicchi d’aglio crudo tritato e mescolato nel cibo, ovvero tre capsule da 500 a 600 mg algiorno;
l’estratto di semi di pompelmo: l’estratto viene prodotto con l’utilizzo dei semi, della polpa e dell’interno della scorza di pompelmo ed è molto efficace nella cura di molti tipi DI funghi inclusi quelli della pelle. Applicare il liquido sulla pelle per tre volte al giorno fintanto che l’infezione non viene bloccata, poi due volte al giorno per un’altra settimana;
la cannella e i chiodi di garofano: entrambe le erbe sono efficaci nella cura delle infezioni micotiche della pelle. Si utilizzano per tamponare l’eruzione cutanea per tre volte al giorno se preparate come olii essenziali nel modo seguente: mescolare 1/8 di cucchiaino di olio essenziale con ¼ di cucchiaino di olio vegetale ad es. di mandorla, di oliva, o di sesamo. Attenzione: prima provare ad applicare il composto su una piccola parte di pelle non affetta da infezione; in caso di irritazione non utilizzare sull’eruzione. Non assumere questi olii per via orale;
l’olio essenziale di geranio: l’olio essenziale di questo fiore è sia antimicotico, sia anti infiammatorio, con alleviamento dal prurito. Nelle persone adulte è possibile l’utilizzo anche in forma non diluita. Applicare per due o tre volte al giorno fino a totale scomparsa dell’infezione; non utilizzare per via orale;

venerdì 14 settembre 2018

Ansia ed Intestino

Dopo la scoperta nel 2015 di essere ipotiroidea mi sono decicata a capire il funzionamento ed il ruolo dei batteri nel nostro intestino. Ecco a voi un interessante articolo che mi conferma quello che ho scoperto su me stessa, equilibrando la flora batterica, con la GIUSTA AlIMENTAZIONE e probiotici mirati, non solo si elimina l'ansia ma si diventa molto più sereni ed equilibrati. Migliora il sonno e tutte le funzioni metabliche del nostro sistema, sistema immunitario compreso.

articolo di Sara Pero

 

"I batteri dell'intestino che ci fanno andare in ansia

C'è un collegamento tra il microbiota e le regioni cerebrali dove hanno origine molte emozioni. Mettere in equilibrio i batteri che abitano il nostro organismo potrebbe essere la chiave per curarle
RICEVERE un microbioma sano per curare l'ansia: potrebbe essere questa una delle prossime sfide della ricerca, perché per la prima volta si è visto che alcune regioni del nostro cervello, in particolare quelle legate alle emozioni, sono controllate dal microbiota intestinale – quell'insieme di microrganismi presenti nel nostro organismo - attraverso l'intervento di una classe di molecole biologiche, i miRna. È questa la chiave di volta dello studio pubblicato su Microbiome e condotto dai ricercatori dell'APC Microbiome Institute dell'University College Cork in Irlanda. Perché se finora era stato dimostrato un dialogo tra il cervello 'emotivo' e il microbiota, adesso i ricercatori irlandesi hanno trovato una connessione tangibile tra queste due entità: la molecola di Rna. "I microbi presenti nell’intestino – dichiara Gerard Clarke, uno degli autori dello studio - sembrano influenzare i miRna al livello dell’amigdala e della corteccia pre-frontale, regioni del sistema nervoso centrale che sono fortemente implicate nell’ansia e nella depressione". I risultati. Non siamo di certo di fronte a un assedio bellico da parte di questi microrganismi ma piuttosto di fronte alla prima evidenza scientifica che potrebbe iniziare a far luce sulle modalità con le quali agisce questa comunità ecologica che fin dalla nascita inizia a colonizzare il nostro corpo. Confrontando i miRna presenti nelle due regioni cerebrali (amigdala e corteccia pre-frontale) in topi normali e topi germ-free – cresciuti in condizioni di sterilità -, il team di ricerca ha individuato delle differenze nei tipi di miRna contenuti in questi due gruppi: 103 miRna differenti nell'amigdala e 31 miRna differenti nella corteccia pre-frontale. A comprovare e legittimare le differenze riscontrate ci sono poi da un lato il fatto che addizionando i microbi normalmente presenti nei topi in quelli germ-free, il profilo dei miRna di questo gruppo era simile a quello dei topi normali e poi il test di conferma opposto: il depauperimento del microbiota intestinale in topi normali, ottenuto in seguito al trattamento con opportuni antibiotici, ha modificato i livelli di miRna nelle due regioni cerebrali in modo simile ai topi germ-free. Nuovi paradigmi terapeutici. Quello che hanno di promettente questi risultati riguarda non solo la sempre più reale possibilità di ‘decifrare’ il modus operandi di questi microrganismi, che peraltro rappresentano la maggior parte del materiale genetico contenuto nel nostro organismo, ma soprattutto un’alternativa alle canoniche strategie terapeutiche utilizzate
per curare l’ansia: invece di puntare direttamente all’eliminazione di alcuni miRna presenti nel cervello, “la cura potrebbe essere mirata al microbioma intestinale” spiega Clarke, così da ottenere lo stesso risultato desiderato, in maniera più semplice."
Articolo di Sara Pero
STUDIO SU: https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-017-0321-3

martedì 7 novembre 2017

Cibo leggero ed allegro salute assicurata

È da un po' che non condivido alcuna riflessione sul cibo, tema che mi sta molto a cuore.
Mangiare leggero, completo di sostanze e in allegria aiuta a rimanere nello stato di benessere che promuove la salute.
Sento troppo spesso dire "non ho tempo, sono di corsa, come faccio???"...ci vuole un po' di organizzazione e buona volontà per preparare un piatto ricco e colorato, ma è lo stesso tempo che si impiega a cucinare un piatto di pasta.
La pasta è buonissima e facile da digerire, ma spesso si mangia solo quella perché è veloce e riempie...ma le altre sostanze di cui il nostro corpo ha bisogno come si assumono? Basta un piatto di pasta e via? No, sinceramente no.
Le fibre e le proteine sono importanti per un giusto equilibrio metabolico che ci eviterà disturbi futuri. Perciò in mezz'ora si può combinare un piatto come nella foto: ricotta, spinaci, sedano verde o finocchio fresco, melanzane o zucchine alla griglia, barbabietola etc (le verdure di stagione sono sempre meglio). Invece del pane si abbina del riso basmati in bianco saltato con curcuma e pepe: risulterà un piatto ricco ed allegro che gioisci appena lo vedi.
Introducendo le sostanze di cui il corpo ha bisogno si evitano tanti guai....buon appetito!
Ah, e non mangiate se siete arrabbiati o tristi!!

lunedì 6 novembre 2017

Gayatri Mantra strumento potente per la mente

È ormai noto quanto sia forte in me il richiamo per la cultura antica dell’India. Alla fine di
ogni mio viaggio in quella terra, sono sempre tornata a casa con nuovi spunti da
condividere e sui quali lavorare e riflettere.
Questo 2017 (iniziato proprio con un viaggio di 30 giorni nell’India di Salgari e dove tornerò per tutto il mese di gennaio del 2018) è stato pregno di tali esperienze: uno di quegli anni in cui si pratica, si sperimenta e si osserva
quello che sta succedendo dentro e fuori di me e delle attività del Laboratorio Ayurveda
Benessere, fondato insieme a mio marito Davide Lupo Paraluppi, cantante e musicista.
I mantra sono diventati per me oggetto di studio e di pratica, vissuti in prima persona da più
di due anni. Per chi non sapesse cosa sia un mantra, pensate ad una pratica
meditativa e religiosa, una specie di "Rosario cantato" (per darne una definizione
accessibile a tutti). Gli stessi suoni del mantra vanno cantanti per 108 volte, se si vuole
seguirne il canone tradizionale e ottenere un effetto anche spirituale, oltre che di benessere immediato.
In India cantano Mantra sempre e ovunque, nei templi, alle festività, nelle case, durante i riti, o durante i lavori di preparazione dei cibi, dei medicinali e delle erbe che serviranno per il trattamento di qualcuno (o anche di se stessi).
Ci sono Mantra per tante occasioni. Hanno un potere unico quando vengono cantati in
coro, l’effetto sul nostro corpo ma soprattutto sul nostro stato emotivo è immediato.
Cantando da sola il Gayatri Mantra (che è da molti considerato il più sacro dei mantra, e
che deve il suo nome alla sua metrica: è composto da un metro di ventiquattro sillabe suddivise in tre versi da otto sillabe ciascuno) ho migliorato molto la mia condizione di salute
e benessere.
Mi sono chiesta: ma perché sono così potenti? Come mai i disturbi fisici ( malesseri legati alla digestione, dolorini vari, mal di testa, etc)  e mentali ( ansia, paura, tristezza ed irrequietezza, insonnia, agitazione e nervosismo) scompaiono quando il corpo vibra con i suoni del Mantra?

Da questo esperimento nasce la collaborazione con la Scuola di Musica Tenzi di Varese.
La Scuola Tenzi nasce a Milano nel lontano 1948 dal fondatore Massimo Tenzi, e si è
sempre occupata dell'insegnamento del canto e dei principali strumenti musicali e ad
indirizzo amatoriale e professionale. La sezione di Varese, (dove si sono formati vari
musicisti professionali noti nell’ambito musicale) esiste dai primi anni 50 ed è attualmente
diretta dal M° Alberto Tenzi, figlio del fondatore che ci dice;
“Recentemente la Scuola di Musica Tenzi ha pensato di ampliare ulteriormente la sua
offerta anche verso quelle persone che hanno desiderio di utilizzare il mondo dei suoni per
“accordare” il proprio corpo ai fini di un maggiore equilibrio psicofisico.
Da millenni le discipline orientali hanno insegnato ad utilizzare il suono della propria voce
per mettere in vibrazione i propri organi interni, riscontrando enormi benefici.
Questo avveniva nello Sciamanesimo e nel Nada Yoga come oggi è stato riscoperto
attraverso la musicoterapia, la cimatica o attraverso tecniche di risonanza come il canto
curativo e il massaggio sonoro. Ogni nota vibra a frequenze differenti ed ogni frequenza
trova sempre una sua risonanza armonica con un determinato organo interno al nostro
corpo.

Proprio come accade quando si “accorda” uno strumento musicale, possiamo dire che i
nostri organi si “accordano” per empatia, per simpatia e per risonanza con specifiche
frequenze, in modo da ristabilizzarsi e ritrovare il proprio equilibrio.
La materia è costituita da differenti vibrazioni, come il suono, la luce e l'Universo intero.
Ogni elemento può entrare in risonanza con altri fenomeni paralleli.
Già nel diciottesimo secolo il fisico tedesco E. Chladni si rese conto che la sabbia disposta
su di una lamina metallica assumeva forme e figure geometriche diverse a seconda delle
differenti note eseguite da un violino. Ancora più interessante è la scoperta che alcuni
disegni, generati da determinate frequenze sonore, corrispondono a precise strutture
cellulari di organismi viventi!
Ogni individuo possiede poi una sua nota tonica personale che è la propria impronta
digitale sonora ed esistono precisi esercizi per poterla scoprire.
In base a queste considerazioni, si ritiene inoltre che ad ogni differente e specifica
frequenza sonora, sia collegato un differente organo interno del nostro corpo, in grado di
entrare in risonanza e di accordarsi con la rispettiva nota corrispondente”.
“Appena Claudia", dice Manuela Birattoni (insegnante di canto moderno, Prenatal Tutor ed
Educatrice Professionale, moglie di M° Alberto Tenzi)," mi ha parlato del Mantra Gayatri
l'ho voluto provare, per 108 volte. Ho lasciato che il mantra lavorasse su di me aprendomi
ai suoi benefici effetti. Il sottile cambiamento che ho percepito è stato nel mio
atteggiamento verso l'esterno. Ero in pace con me stessa e grata per qualsiasi cosa
accadesse. Claudia mi ha detto: 'È cambiata la tua vibrazione'.
Quando canto o faccio vocalizzi il mio corpo si rigenera e guardandomi allo specchio
dell'aula di canto dove insegno, vedo il mio viso luminoso e armonioso. Mi sono chiesta
quindi cosa ci sia in comune tra il recitare i mantra e studiare canto. Intravedo i percorsi di
una e dell'altra pratica con tante diramazioni ciascuna: alcune corrono parallele, altre
hanno strade e mete diverse. La contaminazione può essere utile una all'altra.
Cantare un mantra per molto tempo può risultare faticoso senza aver prima riscaldato la
voce e aver alleggerito le tensioni muscolari. Le basi dello studio della tecnica vocale sono
proprio rivolte ad un uso corretto della respirazione e dell'emissione. Una persona che si è
già avvicinata allo studio del canto potrà sperimentare nell'esecuzione del mantra una
connessione profonda con i sentimenti universali dell'amore, della gratitudine e della pace.
Il cantare in coro è poi un privilegio di cui i partecipanti si rendono presto conto, essendo,
l'appartenenza ad un gruppo, uno dei bisogni profondi dell'essere umano.
Nasce così, negli spazi della Scuola di Musica Tenzi, la possibilità di concretizzare questi
percorsi, attualmente con la collaborazione di Claudia Dumitru Paraluppi che introdurrà il
mantra con il nostro supporto tecnico e prossimamente con altri progetti che abbiamo in serbo".
 


giovedì 22 settembre 2016

Pichu e la mente


Fino adesso non ho mai postato nulla sui trattamenti ayurvedici che eseguo. Mi sono limitata a farli e scoprire i loro benefici immediati. Penso sia arrivata l'ora di condividere con voi questa conoscenza. Oggi scrivo su Pichu, trattamento ayurvedico che usa le  compresse di garza o cotone imbibite di olio erbalizzato e medicato, o di olio di cocco, o ancora di olio di sesamo, con l'aggiunta di oli essenziali. Il tutto viene usato caldo.
Uno dei Pichu viene utilizzato ponendo l'impacco all'altezza delle sopracciglia sul sesto chakra Ajna, ovvero sul terzo occhio. L'olio medicato usato è Brahami che serve per il sistema nervoso.  Questo aiuta al rilasssamento della mente, riduce i pensieri e aiuta per entrare nello stato meditativo.
Laboratorio Ayurveda
Quando si usa l'olio di sesamo l'aggiunta degli oli essenziali sarà: rosmarino per aumentare la concentrazione, basilico  per stati di stress, ansia, cattiva qualità del sonno o insonnia, depressione, per rilassare e riequilibrare il dosha Vata; poiché un eccesso di pensieri e un lavoro continuo della mente crea stanchezza, sottrae energia ed è spesso causa di emozioni e stati umorali e pensieri non adeguati.
La menta invece serve per rinfrescare e riequilibrare il dosha Pitta (costituzione psico fisica energetica) che se squilibrata puo' portare a emicranie.
I Pichu posso però essere applicati anche in altre parti del corpo.
Ad esempio lungo la colonna vertebrale, sulle scapole, laddove ci sono tensioni e contratture muscolari, infiammazioni e dolori articolari. In questo caso gli oli medicati usati saranno di tipo diverso a quelli applicati sulla fronte, sempre in base al sintomo e al dosha che squilibrato può causare come effetto collaterale i fastidi su indicati.
I Pichu durano sempre un 20 minuti più 10 minuti della preparazione e sono continuamente imbevuti di olio caldo per mantenere la giusta temperatura.
Per preparare la zona viene fatto un massaggio parziale e poi applicato il Pichu. Per un risultato evidente si consigliano almento 3/4 trattamenti vicini tra loro.

martedì 15 marzo 2016

Ortica

Arrivata la primavera i nostri boschi si riempono di questa pianta, molto benefica per la nostra salute. Dissintossicante e diuretica, astringente e antiallergica. Ottima per chi soffre di gotta e reumatismi, problemi di fegato e cistifellea. L'acqua risultante dopo la sua cottura è un ottimo infuso da bere tutti i giorni in questa stagione. Si raccolgono le cime e si usano solo le ortiche che pungono. Le altre sono senza proprietà terapeutiche importanti.

Mi impegno a postare, nei prosssimi giorni,  delle ricette con questa meravigliosa pianta. Si possono fare ottimi primi e anche secondi.


giovedì 28 maggio 2015

Ghee

Il Ghee o burro chiarificato è ottimo per Vata e Pitta e può essere usato per tutti i tipi di costituzione. Aumenta Agni, fuoco digestivo. Agisce favorevolmente sul sistema nervoso e stimola i processi intelletivi.
Favorisce la longevità, migliora la carnagione e stimola la digestione. Attiva l'intelletto e la memoria, potenzia la forza fisica, migliora la vista, si può aplicare sugl occhi stanchi.Ottimo per abbassare la febbre e l'acidità di stomaco.
In Ayurveda è considerato un Rasayana, uno dei mezzi più efficaci per mantenersi giovani (non esagerare l'utilizzo negli alimenti perchè a lungo andare ingrassa).
Può essere utilizzato per cucinare o friggere perchè non perde le sue proprietà ad alte temperature.
Come ottenere un buon ghee. 

Il burro utilizzato meglio se non è troppo grasso. 

Il segreto di questa ricetta è di eliminare totalmente l'acqua contenuta nel burro e la componente proteica. Si può conservare tranquillamente fuori frigo in vaso di vetro chiuso per tanto tempo indipendentemente della stagione.
S'è fatto correttamente non deve fare la muffa, anche se sta per mesi e mesi fuori frigo.

Conviene fare almeno 1 kg di burro alla volta. Usare tassativamente una pentola a doppio fondo.

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Mettere il burro direttamente nella pentola a fuoco normale. Poi abbassare la fiamma quando il buro comincia bollire. Lasciare sul fuoco fino che non diventa trasparente e sul fondo della pentola si vedono i residui della schiuma che non dobbiamo asportare. Girare ogni tanto per controllare che non si è attaccato al fondo della pentola, con la fiamma bassa non può succedere. In cucina sprigionerà  molto profumo di burro e può dare fastidio a chi non lo tollera.

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Appena diventa trasparente che possiamo vedere il fondo della pentola, come nella foto sotto, spegnere il fuoco e lasciare raffreddare per mezz'ora prima di farlo passare atraverso una pezza pulita di cottone bianco.

Si usa per soffriti o sul pane tostato al mattino invece del solito burro. 

Laboratorio Ayurveda
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Personalmente lo usato anche per abbassare la febbre e posso dire che funziona. Su un pezzo di pane tostato e caldo, per farlo scioglere, è più indicato da usare in questi casi.



martedì 21 aprile 2015

Tahin

Oggi ho fatto il tahin seguendo le indicazioni della mia amica Nadia e come sempre mettendo un tocco personale...se non faccio così che piacere c'è? Seguire una ricetta senza osare almeno un piccolo cambiamento non fa parte del mio selvatico carattere.... E questo mio modo di essere mi ha risparmiato di cadere nella routine e della noia per cui tanti lamentano, anche se poi non fanno nulla per uscirne...

Tornando al Tahin, sicuramente tanti lo conoscono, crema di semi di sesamo tanto usata nel Medio Oriente, in India per adesso non l'ho trovato. 

Da noi si trova già fatto nei negozi specifici ma lo trovo pieno di olio e di sapore alquanto forte.

Ingredienti
100 gr semi sesamo bianchi non tostati
3 cucchiai olio oliva
Latte vegetale cca 1/2 tazzina piccola invece di acqua come suggerito 

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Primo passo: tostare a fuoco lento i semi di sesamo fino che prendono poco colore e si sentono croccanti in bocca. Se sono troppo scuri, troppo tostati, la crema sarà molto forte di sapore...

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Poi lasciarli raffreddare.
Prendere il minipimer e aggiungendo l'olio frullare i semi come se facessimo la mayonese, alzando e abbassando il minipimer. Poi aggiungere il latte fino a che la crema sia cremosa ma senza diventare liquida, anzi deve rimanere piuttosto densa.

Si conserva in un baratolo di vetro chiuso dentro il frigo. Se si tiene per più giorni coprire con olio. 

Fantastico alimento nutriente per colazioni, spuntini o in aggiunta a diverse creme di verdure e formaggi freschi. 

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Laboratorio Ayurveda
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I semi di sesamo sono ricchi di calcio, fosforo, magnesio, ferro e proteine. Ottimi per la memoria, la vista e le ossa. L'olio di sesamo, thaila, è la base di quasi tutti gli oli ayurvedici, ed
è indicato sopratutto per i soggetti di  tipologia Vata.