martedì 7 aprile 2015

Un giorno da principessa!

Laboratorio Ayurveda
Mi sveglio con il campanello della mia stanza che suona, ci ho impiegato una settimana a capire che non era un canto di uccello tropicale, ci vorrebbe una bella immaginazione in mezzo alla foresta di cocchi ad installare campanelli così...

Apro e vedo un bramino che non avevo notato la sera prima, molto deciso mi chiede "tè o caffè"? scelgo il caffè perché dall'Italia non ne avevo più assaggiato uno. 
Arriva subito, mai visto una rapidità così in Oriente. Pensando che era tutto a posto sto per chiudere quando sento: 
"Lady breakfast?" Anche se non avevo mangiato alla sera prima non ne avevo fame e, ringraziando, rifiuto la collazione. Dopo tre minuti sento di nuovo "l'ucecellino"  elettronico, apro e lui tutto sorridente mi passa il piatto con la colazione. Rido e alzo le spalle: fanno quello che vogliono, quindi non ha senso protestare.








Più tardi, questo particolare bramino mi farà morir dal ridere, allegro e chiacchierone ci riempe di succhi freschi di anguria con pepe nero, chai e caffè oltre che dire cose che   non capisco ma interpreto come molto divertenti.
Laboratorio Ayurveda
Rimango in stanza aspettando Shalini, la mia terapista, che è stata incaricata di drappeggiare il sari intorno al risultato dei suoi trattamenti, pratticamente il famoso grissino!! Passa il tempo, sento che fuori continuano i riti interroti la notte scorsa, mi siedo sul letto e aspetto. Arrivano ad avvisarmi che Shalini ha perso il pullman, vive lontanto nella città di Manipal, modernissimo centro universitario internazionale di medicina. E così fu che mi perse più della metà della ceremonia aspettando che  qualcuno mi facesse vedere come vestirmi, anzi che mi vestissero pure, perché non avrei saputo da dove cominciare... Verso le dieci arrivano le mie nuove amiche e insieme alla ragazza del servizio provano a rendermi in grado di scendere in mezzo agli invitati. La blusa sta malissimo, deve essere sistemata ma non c'è tempo. Lasciano perdere e partono con la stoffa. E tre donne che mi girano intorno e chiacchierano sempre, e io in mezzo loro che non capisco un bel nulla mi trovo più come una principessa egizia che una indiana, una parte del sari mi cade sul braccio sinistro coprendomi il braccio per intero e al mio intento di raggruppare la stoffa sulla spalla mi ammoniscono che non devo farlo. Ma come posso andare in giro farfallegiando tutto questo pezzo di stoffa? Quando sto per rassegnarmi arriva Shalini con sua cugina. Si mette le mani sulle guance molto indignata di come sono messa, e riparte tutto da capo! Chiedono ago e filo, meno male che ero provvista, cominciano a cucire da dentro le maniche della blusa per farla aderire alle mie braccia, srotolano il tessuto cominciano a far vedere che sono troppo lunga per la sottoveste che indosso e che sosterrà la parte bassa del sari, e perciò  mi spunteranno i piedi da sotto il sari e non va bene, a quanto pare puoi far vedere la schiena e un lato di addome ma mai le caviglie e a questo punto n'è anche i piedi se vesti il sari.....ecco il perché di alcuni commenti che non riuscivo a capire sui miei leggins "a tre quarti" che uso dentro la struttura nei giorni normali. Mamma che complicato mi pare tutto! Il bello è che non ho più il sari a modo di tenda sul braccio e riesco a muovermi con facilità. 
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In mezzo a tutto questo baccano continuo a sorridere e  muovere la testa a modo di bambola, in India quando tutto va bene si deve muovere la testa da lato a lato, qualcosa di simile a quando noi diciamo di no, per rassicurare le mie aiutanti che va tutto bene. 

Dopo un altra mezz'ora di avanti e indietro con quella stoffa bellissima mi trovo vestita e penso che adesso posso uscire, invece no!! Non ho il rossetto, ma chi pensa di portarsi dietro il rossetto per fare il panchakarma? Io di sicuro no. Ne trovano uno di colore adatto al mio sari e cominciano a colorare le mie labbra, e mi dicono che sono molto sottili, come se non lo sapessi ma io adoro la loro ingenua sincerità.

Mi attaccano una specie di pendaglietto in mezzo alla fronte, poi scopro che non c'era bisogno perché si usa in altre occasioni ma me lo avevano fatto comprare lo stesso. Poi il Bindi in mezzo agli occhi, avrei fatto a meno ma la dottoressa ci teneva che io lo mettessi, non essendo la mia cultura mi imbarazza un po' usarlo. Penso che non ho colto bene il suo vero significato e mi sento come se facessi un uso improprio nell'attacarli, si staccano di continuo e devi avere le scorte!!!

Arrivano anche i fiori per i capelli e la ragazza dall'Europa dell'est che vive in Occidente da più di 23 anni si sente elegantissima con quel vestito così lontano dalla sua cultura.

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Da piccola qualcuno mi chiamava Indira Gandhi perché ero scura di pelle e coi capelli neri corvini. Con gli anni mi sono sbiancata ed i capelli hanno sofferto la trasformazione che da il colore in scatola che oggi usiamo per cambiare quello che non accettiamo da madre natura. 

Ero molto interessata alla cultura indiana, specialmente a quella antica, provavo a leggere Tagore, righe dai profondi significati che non erano molto comprensibili per un'adolescente. 
Poi andando su e giù nella giostra della vita l'India e Tagore rimangono nel cassetto dei dimenticati fino a che si apre per puro caso (...anche se il caso non esiste) all'età di quaranta anni. Ed eccomi qua in mezzo a tutte queste donne che sono felicissime di avermi resa similie a loro, anche se solo in apparenza, e io che vado indietro con un flash di memoria ai giochi strani della vita ...e mi sento benedetta! 

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